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Barchette di indivia belga e rucola con formaggio light e fichi freschi

Freschi o essiccati, possiamo consumarli da soli o inserirli in varie preparazioni sia dolci che salate, perché sono buoni anche col pane, nella pizza, con il prosciutto, con il formaggio. Accompagnano la fine dell'estate e noi li abbiamo scelti per il nostro appuntamento con la ricetta Light and Tasty .
Oggi parliamo di
fichi
ingrediente già inserito nella rubrica (vedi mia precedente ricetta: focaccine integrali con fichi e speck) ma che, con mio grande piacere, ritorna ad essere protagonista perché nuovamente di stagione.
Il fico è sicuramente un frutto molto energetico, con le sue 47 kcal per 100 g di prodotto (e parliamo di fichi freschi, mentre per quelli essiccati le calorie diventano decisamente superiori), per cui va consumato con moderazione. Tuttavia è uno spuntino ideale perché dà energia immediata ed è molto saziante. E poi, è un frutto molto digeribile, ricco di fibre, contiene vitamina A e C, potassio, fosforo, ferro e tanto calcio. 
Qui vi propongo un abbinamento fantastico con la rucola e l'indivia (di cui i fichi smorzano il sapore amarognolo) e col piccante del peperoncino. Ho usato i fichi con parsimonia per limitare l'apporto calorico, ma se non siete a dieta ferrea consiglio vivamente di metterne qualcuno in più, distribuendo le fette anche sul letto di rucola prima di adagiarvi le barchette di indivia.
Se poi il controllo delle calorie non vi interessa più di tanto, posso consigliarvi una ricetta sicuramente meno light ma di una bontà strepitosa, quella della bavarese ai fichi; oppure ancora questa crostata fichi e mandorle.
Come diceva Francesco Guccini in una sua canzone:  
Io non capisco la gente
che non ci piacciono i fichi  
Non posso propio dargli torto 😊

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Canapè con crema di melanzane

La ricetta di oggi ha come ingrediente di base un frutto dell'orto povero di calorie, ricco di proprietà benefiche e largamente utilizzato in cucina. Per l'appuntamento dedicato alla rubrica Light and Tasty oggi la scelta è ricaduta sulle
melanzane
ed io vi propongo una crema dai sapori decisamente mediterranei che ben si presta a diventare un jolly per accompagnare diverse portate. Infatti, oltre all'uso che vi mostro ora, è ottima per condire primi e secondi piatti (tant'è che ho già qualche altra idea in testa, ne riparleremo...).
Ma torniamo alla ricetta odierna (che poi è anche una ricetta vegetariana) e parliamo della melanzana. In primis possiamo dire che, se si potesse consumare cruda, sarebbe un vero concentrato di minerali, vitamine, antiossidanti, aminoacidi... Purtroppo appartiene alla famiglia delle Solanaceae ed ha un alto contenuto di solanina, sostanza tossica che viene neutralizzata dalle alte temperature, per cui è sempre necessario consumare le melanzane ben cotte. La cottura provoca inevitabilmente una perdita di sali minerali e di vitamine ma, ad ogni modo, una parte consistente delle proprietà nutrizionali viene mantenuta.
Il sapore delle melanzane, a seconda delle varietà, può essere più o meno amaro e/o piccante. Proprio per far perdere l'amaro si usa tagliarle e tenerle sotto sale, per favorire la fuoriuscita dell'acqua di vegetazione. Dopo questo trattamento le melanzane vanno risciacquate e strizzate delicatamente prima di passare alla successiva fase della cottura.
La polpa della melanzana ha una consistenza spugnosa e assorbe tutto ciò con cui viene a contatto. Bisogna quindi fare attenzione ai grassi, apportati sia con la frittura che con l'utilizzo di condimenti abbondanti. Possiamo cuocere le melanzane al forno, al vapore, alla griglia, ed otterremo sicuramente un prodotto più leggero. Possiamo anche sbollentarle (come ho fatto io in questa ricetta) e in tal caso non è necessario il preventivo trattamento con il sale, basterà strizzarle un po' dopo averle sgocciolate, la loro acqua nera rimarrà in gran parte nella pentola.
Con le melanzane sbollentate ho preparato la crema con cui ho farcito questi cestini di pane, veramente semplici da realizzare. Nel linguaggio culinario il canapè è un piccolo antipasto di origine francese composto da una base di pane morbido, tagliato in varie forme e solitamente tostato, che viene poi farcito in molteplici maniere. In pratica è ciò che in italiano chiamiamo tartina. Molto in voga qualche anno fa, è un classico senza tempo che ritroviamo spesso accanto ad altri finger food, negli antipasti o per sfiziosi aperitivi.
Ecco la mia versione:
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Peperoni gratinati al forno

Siamo tornate! Pronte a riaccendere i fornelli per un nuovo appuntamento con Light and Tasty dopo la pausa estiva.
Siete alla ricerca di ricette leggere ma gustose per smaltire qualche eccesso accumulato durante le vacanze? Bene. Oggi sui nostri blog troverete i
peperoni
Ortaggi di stagione molto amati, protagonisti di tanti piatti che spaziano dagli antipasti ai primi, ai secondi e ai contorni, legano bene con le olive, le acciughe, i capperi e altri ingredienti spiccatamente mediterranei che si ritrovano spesso nelle ricette di peperoni.
Gialli, rossi o verdi, dolci o piccanti, vengono coltivati praticamente in tutto il mondo. Nei peperoni troviamo la capsaicina, sostanza contenuta nella placenta e nei semi, a cui si deve il sapore piccante e che a dosi moderate aiuta il lavoro di stomaco e intestino. Ricchi di acqua, fibra alimentare, sali minerali e betacarotene, hanno un modesto contenuto energetico (circa 20 kcal per 100 g) e un alto potere saziante. Sono alimenti che vantano un altissimo contenuto di vitamina C: in un peperone rosso maturo possiamo trovarne una quantità fino a 5 volte maggiore rispetto a quella di un'arancia di pari peso, ma possiamo beneficiarne solo se lo consumiamo crudo. Però... a mangiar peperoni crudi, può succedere che rimangano sullo stomaco, come si suol dire.
I peperoni sono noti come alimenti difficili da digerire, è vero. In realtà questo inconveniente è dovuto per lo più alla parte comunemente chiamata pelle, quel tessuto fibroso che riveste la loro polpa e che si può facilmente eliminare dopo la cottura, migliorando notevolmente la loro digeribilità.
Ricordiamo però che il peperone appartiene alla famiglia delle Solanaceae (come le patate, le melanzane, i pomodori) per cui contiene solanina, potenzialmente tossica, presente in maggiore quantità nei peperoni verdi, ovvero quelli non ancora maturi; questi ultimi possono risultare più difficili da digerire anche dopo averli privati della pelle.
Nella ricetta di oggi io ho usato peperoni gialli e rossi ed ho scelto di lasciarli abbastanza croccanti, facendoli cuocere quel tanto che basta per consentirmi di eliminare la famosa pelle. Preparati in questo modo sono molto leggeri e con pochissimi grassi aggiunti. Si tratta di un contorno abbastanza semplice che può essere preparato anche in anticipo, giacché diventa ancora più gustoso dopo che tutti i sapori si sono ulteriormente amalgamati.
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Coda di rospo su crema di patate profumata allo zenzero

La rana pescatrice, nota anche come coda di rospo o semplicemente come pescatrice, è un pesce pregiato, senza squame e dalle carni magre, bianche e prive di lische. La parte direttamente commestibile è quella posteriore, ovvero la coda, ma di questo pesce non si butta via quasi niente: la testa viene adoperata per preparare un brodo saporitissimo, il fegato si utilizza per altri piatti prelibati. Di certo non si può pensare di farlo candidare ad un concorso di bellezza: è un pesce proprio brutto da vedere, con la sua testa piatta e la sua bocca enorme. È estremamente vorace, vive e caccia nei fondali, ben nascosto e in paziente attesa delle prede, che ingoia repentinamente. Opinione diffusa, anche se non documentata, è che attiri le sue prede con il movimento del primo raggio spinoso posto sopra la bocca, da cui pende una membrana che farebbe da esca; insomma, come se avesse una canna da pesca. Da qui l'appellativo di pescatrice.  
Buone sia in padella che al forno, le sue carni magre e tenere necessitano di una cottura breve per esaltarne al massimo il gusto e le qualità. Vengono spesso accostate ai sapori mediterranei come olive, capperi, pomodorini, ma gli abbinamenti da sperimentare sono abbastanza vari.
In questa ricetta la pescatrice viene preparata in padella ed è abbinata alle patate. Qui nella marinatura del pesce ho usato succo di limone, che può essere sostituito o integrato con succo d'arancia, secondo la stagionalità. Nella crema di patate si avverte il sentore leggermente pungente e agrumato dello zenzero. Il risultato è un piatto molto delicato che può essere servito come secondo, ma anche come primo piatto o piatto unico o ancora, in piccole quantità monoporzione, può diventare un appetizer da proporre anche a buffet.
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Pasticcini alle mandorle

Questi pasticcini alle mandorle morbidi e facilissimi sono una rinomata specialità della pasticceria siciliana. Profumati e golosi nella loro semplicità, possono essere preparati in casa con ottimi risultati, seguendo alcuni accorgimenti.
In primo luogo, come sempre, c'è la buona qualità della materia prima utilizzata. Qui ho usato una buona farina di mandorle già pronta che ho miscelato con zucchero a velo; in alternativa è possibile frullare le mandorle spellate (meglio se preventivamente tostate) insieme allo zucchero (quest'ultimo assorbe l'olio che fuoriesce dalle mandorle ed evita che si riducano in poltiglia), adoperando zucchero semolato e avendo cura di azionare il mixer ad intervalli brevi. 
Piccolo segreto: la presenza del miele, che raffreddandosi non cristallizza come invece avviene per lo zucchero e che perciò rende i pasticcini più morbidi. 
Un'altra componente importante è poi la pasta d'arancia, che si ottiene frullando delle semplici scorzette d'arancia candite; serve per apportare quell'aroma particolarissimo, tipico dei pasticcini alle mandorle siciliani, ma se proprio non amate i canditi, in alternativa, potete aggiungere all'impasto la buccia grattugiata di una piccola arancia non trattata.
Bisogna poi tener presente che la quantità di albume da utilizzare è estremamente variabile: molto dipende da quanto è acquoso l'albume delle uova che si hanno a disposizione, perciò è meglio aggiungerlo un po' per volta, mescolando man mano, fino ad ottenere la giusta densità del composto.
Concludo dicendo che nella pasta di mandorle molti usano mettere mandorle e zucchero in pari quantità, ma io la preferisco meno dolce. Potete eventualmente aumentare la quantità di zucchero indicata in questa ricetta, secondo i vostri gusti.
Inoltre, se non potete o non volete usare il sac à poche, con questo impasto è possibile formare dei pasticcini di forma tonda e schiacciata usando le mani, dopo averle inumidite con un po' d'acqua.
E ora... gradite un pasticcino?

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