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Biscotti alla panna

Pochissimi ingredienti per ottenere dei buonissimi biscotti che si fanno in poco tempo e sono anche un'ottima soluzione per smaltire la panna fresca avanzata da altre preparazioni o oramai prossima alla scadenza. Ho trovato la ricetta qualche hanno fa, su un libro di dolci e piccola pasticceria, a casa di una mia amica, e rispetto all'originale ho ridotto leggermente le dosi. Con queste mie ho ottenuto circa una quarantina di ciambelline. La forma naturalmente può essere variata a proprio piacimento, così come gli aromi da utilizzare, ma è importante che la pasta non venga stesa sottile: riescono molto meglio in versione "cicciottella".
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Parmigiana di carciofi

Ci sono molti modi di preparare i carciofi. Avete mai provato così? Ho visto realizzare la ricetta in una trasmissione tv ed ho deciso di replicarla subito. Davvero buona, questa parmigiana!
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Castagnole morbidissime alla ricotta senza burro

Sembrava che il Carnevale fosse ancora lontano e invece si sta avvicinando sempre più, ed io mi sono resa conto che nei primi due anni di blog non ho postato nessuna ricetta a tema, fatta eccezione forse per i biscotti con gli Smarties e per i grissini morbidi tricolori che potrebbero essere adatti per questa ricorrenza (ma in ogni caso non fanno parte delle cosiddette ricette tradizionali). Sarà che il Carnevale non è mai stato particolarmente nelle mie corde, sarà che non ho bambini per casa, sarà che vanno per la maggiore i dolci fritti e io cerco sempre di evitarli (anche se i fritti di ogni genere mi piacciono da morire, ma fegato e stomaco poi non sono tanto contenti di doverli elaborare), insomma mi capita spesso di saltare l'appuntamento con le delizie dolciarie tipiche del Carnevale. Questa volta però a furia di guardare la produzione altrui m'è venuta la voglia e così ho deciso di preparare le castagnole, tanto per cominciare. Alle ricette con molte uova e/o con tanto burro io preferisco questa, non solo per contenere i livelli di colesterolo ma anche per semplicità e bontà. 
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Sbriciolata con grano saraceno e confettura di rosa canina

Aspetto rustico e sapore caratteristico, il grano saraceno in realtà non è un "grano", non appartiene alla famiglia delle Graminacee, ma viene comunque definito "cereale" perché attraverso il processo di macinazione dai suoi semi si ricava una farina. E' una buona fonte di fibre e di minerali, non contiene glutine ma è anche un potenziale allergene: un suo consumo abbondante può provocare gravi intossicazioni in soggetti particolarmente sensibili. La farina, dal tipico colore scuro, in Italia viene utilizzata per ricette tradizionali come quella dei pizzoccheri, della polenta taragna, e per la preparazione di pane, dolci e biscotti; da citare anche i blinis, crespelle molto popolari in Russia nella versione salata farcita con caviale e salmone affumicato, ma buonissime anche con miele o marmellata. Qui io ho impiegato una parte di farina di grano saraceno per realizzare una torta sbriciolata: due strati di briciole di frolla che racchiudono un cuore di confettura. Col grano saraceno ben si abbinano i frutti di bosco leggermente aciduli, come ad esempio ribes e mirtilli, ma io ho voluto provare l'accostamento con la dolcezza della confettura di Rosa Canina VIS e il risultato mi è sembrato decisamente gradevole.
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Pizzette morbide

Queste pizzette morbidissime rientrano già da diversi anni nell'elenco delle mie preparazioni super collaudate. La ricetta originale è quella delle Sorelle Simili, fino a poco tempo fa io la eseguivo fedelmente e utilizzavo un intero cubetto di lievito su un totale di 500 g di farina (di cui 50% farina 00 e 50% farina manitoba). Ora che ho acquisito maggiori conoscenze sulle caratteristiche delle farine in commercio e sull'impiego dei lieviti ho preferito apportare delle modifiche, riducendo di molto la quantità di lievito, abolendo la manitoba e adoperando una farina meno raffinata (con W 220/240). Ho ottenuto un risultato migliore in termini di leggerezza e digeribilità, senza nulla togliere alla bontà di queste pizzette che, vi assicuro, vanno letteralmente a ruba.
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Cicoria e patate in tortino

Sicuramente uno degli alimenti della cucina povera, la cicoria. In passato se ne faceva largo uso, soprattutto perché quella selvatica, un po' come l'ortica, cresce spontaneamente e abbondantemente nei campi e su terreni asciutti, e con le radici tostate di una varietà di cicoria i nostri bis-bis-nonni in tempi di guerra preparavano un surrogato del caffè, di gusto gradevole e privo di caffeina. La famiglia delle cicorie in realtà è molto ampia, a questa specie appartengono anche le indivie, le scarole, i radicchi e tante altre varietà coltivate, caratterizzate dal sapore più o meno amarognolo. Oggi questo alimento viene messo spesso in secondo piano, ma le sue foglie mangiate crude ad insalata o appena sbollentate sono ottime come stimolante dell'intestino, del fegato e dei reni e il mix di sostanze in essa contenute rendono questa pianta unica nel suo genere. In cucina la cicoria si consuma soprattutto lessata e poi saltata in padella, come contorno, ma anche in qualche primo piatto o in piatti unici che prevedono la cottura in forno. Oggi ve la propongo accompagnata dalle patate in questo tortino molto semplice e molto saporito. Con qualche piccolo accorgimento è possibile smorzare sensibilmente il sapore amaro della cicoria; ad esempio qui le uova servono anche a questo, oltre che ad amalgamare il composto. 
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Brioches col tuppo


Ecco un grande classico: le famose brioches siciliane con il tuppo. Da tempo cercavo la ricetta giusta, ne avevo provato più di una ma senza mai riuscire ad ottenere delle brioches che si avvicinassero a quelle vendute nei bar. Un bel giorno mentre mettevo ordine nel mio scatolone-ricettario è saltato fuori un "pizzino", uno dei tanti che conservo, scritto anni fa da un amico di mio padre, un pasticciere di un bar della mia città. Una semplice lista di ingredienti, senza spiegazione del procedimento, che io stupidamente non avevo mai preso in considerazione perché le dosi erano appunto quelle "da bar": 3 kg di farina, tanto per dare l'idea. E poi non avevo esperienza di impasti lievitati e all'epoca non avrei saputo da dove cominciare. Ora, fatte le dovute proporzioni, a quella ricetta ho aggiunto solo un po' di miele. Vi dirò che ho anche provato ad aggiungere un pizzico di zafferano, dopo aver letto da qualche parte che si usa metterlo per dare il tipico colore giallo all'impasto di queste brioches, ma in tutta sincerità ho abbandonato l'idea, perché il sapore dello zafferano non è certamente neutro e personalmente non ho gradito. Altro errore che facevo prima era quello di appoggiare semplicemente la pallina più piccola sopra la brioche: puntualmente diventava una specie di pietra rotolante che scendeva dalle pendici di una montagna. Dopo vari tentativi sono giunta alla conclusione che bisogna imprigionare la pallina piccola il più possibile dentro a quella grande, facendola sporgere pochissimo, perché durante la lievitazione riceve una notevole spinta verso l'alto. Per ottenere un buon risultato è necessario lavorare la pasta e idratarla correttamente, affinché risulti morbida ed elastica. E poi cercare il più possibile di diminuire la quantità di lievito e allungare di conseguenza i tempi di lievitazione. Molto dipende dalla temperatura che abbiamo in casa, ad esempio in questo periodo io mi organizzo così: preparo l'impasto nel tardo pomeriggio e faccio lievitare nella ciotola, che metto dentro al forno spento e ben chiuso (la mia "camera di lievitazione"). Dopo circa tre ore in genere raddoppia il suo volume, per cui procedo a formare le brioches e le allineo ben distanziate l'una dall'altra dentro alle teglie, che ripongo sempre in forno con lo sportello chiuso. Lascio così per tutta la notte (il che vuol dire circa 8 ore - nota bene: questo si può fare se è stato utilizzato poco lievito e con temperature esterne intorno ai 20-22°C, altrimenti con più lievito e temperature più alte l'impasto potrebbe diventare acido). Al mattino successivo quelle che erano delle piccole brioches sono diventate tre volte più grandi, se hanno lievitato bene. Non resta che accendere il forno, spennellarle delicatamente e procedere alla cottura, giusto in tempo per fare colazione .. come al bar :-)
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Tramezzini di carne


Tramezzino, m'hai provocato e io .. ti rifaccio! Parafrasando la celebre battuta del film "Un americano a Roma" vi presento la mia versione di una preparazione che sicuramente già conoscerete, se non altro perché i tramezzini di carne si vedono spesso nei banchi di macellerie e gastronomie varie. Ed è per l'appunto in un supermercato che qualche giorno fa li vedo in bella mostra nel reparto macelleria, pronti da cuocere; non si capisce bene cosa c'è dentro, ma siccome non fanno parte dei miei programmi (e generalmente non compro la carne nei supermercati) passo avanti e continuo la mia spesa. Mentre sono in fila alla cassa con uno sguardo annoiato mi ritrovo a sbirciare nel carrello di una signora alla mia sinistra: lei, al contrario di me, ha deciso di portarseli a casa. E fin qui, niente di strano. Nel lento avanzare della fila, accompagnato dal beep .. beep ...beep della merce che passa sui lettori di codici a barre, il tizio davanti a me inizia a mettere la sua spesa sul nastro. Ed ecco che spunta una vaschetta con i tramezzini. Ah però! Stanno avendo successo, questi benedetti tramezzini - penso tra me e me. Finalmente arriva il mio turno, metto in busta, pago e porto via la mia spesa. Mi rimane da fare un salto nella mia solita macelleria di fiducia, eh sì, perché la mia intenzione è quella di preparare delle cotolette per cena, quindi devo andare a comprare delle fettine di carne. Arrivo, entro, e cosa c'è nel bancone? Un vassoio di tramezzini, con un bel cartello "offerta del giorno". E allora.. rischio di ritrovarmeli nei miei incubi notturni, oppure..??? - "Prego signora, cosa desidera?" - "Tritato di manzo, per cortesia..."
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Torta di mele con yogurt al cocco

Nella settimana appena trascorsa ho fatto questa torta per due volte in tre giorni. Mio figlio ha invitato alcuni compagni di classe qui a casa per studiare insieme e all'ora di merenda il dolce è magicamente scomparso, in men che non si dica. Ovviamente mi fa molto piacere sapere che i ragazzi hanno gradito, l'unica nota è che ho dovuto fare le foto in più riprese :-) Trovo molto gradevole il sapore del cocco abbinato alle mele, e il vantaggio di utilizzare uno yogurt al cocco invece del cocco essiccato grattugiato è che se ne avverte il gusto ma senza quella sensazione, per molti fastidiosa, dei granellini che "graffiano" il palato. Per questa ricetta ho utilizzato delle mele Golden di piccola taglia: rispetto a quelle grandi, tanto belle da vedere, in genere quelle piccoline sono molto più dolci e succose. Questo modo di disporre le mele l'ho visto in giro per il web, su vari siti e blog, ma nulla vieta di ricoprire la torta come meglio suggerisce la propria fantasia.
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